30 Settembre 2015
Ero al mio primo viaggio nella Zona di esclusione, al penultimo giorno di cinque incredibili giorni. Inutile negare che, come in tutte le cose, la prima volta non si scorda mai. E in questo caso specifico non dimenticherò mai quel viaggio proprio perchè ebbi l’esclusiva opportunità di entrare nella sala comandi del reattore 4.
Il New Safe Confinement non era ancora concluso. Lo scenario era ben diverso da quello che si presenta oggi ai visitatori della centrale nucleare Lenin.
Quella sala racchiude le sorti della salute del mondo intero. Fu esattamente lì che gli operatori commisero quel grave errore premendo quel maledetto tasto la notte del 26 Aprile 1986, all’1.23.
All’epoca la sala comandi del reattore 4 era murata tra pareti di cemento armato, l’unico in grado di fungere da sorta di schermatura contro le radiazioni. Un ambiente buio e saturo di storia. Sono quei luoghi talmente importanti che quando ti ci addentri senti le orecchie chiudersi, il cuore battere sempre più forte e sembra che tutto intorno a te torni a rivivere, come in quei concitati momenti di quella notte. Rimane comunque un luogo altamente contaminato e contaminante, tant’è che sono entrata completamente coperta da una tuta protettiva e da una mascherina con un filtro molto potente, ed il tempo di permanenza è stato brevissimo, cinque minuti forse.
Sul mio diario di quei giorni, condiviso su facebook (https://www.facebook.com/diariodiunviaggioachernobyl/videos/1082844985068149/)
scrivevo:
“Una donna continuava ad entrare ed uscire dallo spogliatoio femminile dicendomi di spogliarmi completamente. Io non capivo perchè mi parlava in ucraino, quindi avevo iniziato togliendo solo pantaloni e maglietta. Ogni volta che rientrava da quella porta si arrabbiava e mi urlava qualcosa.
Solo alla terza volta ho capito che dovevo togliermi tutto tutto ed indossare gli abiti che lei mi aveva fornito, comprese calze, scarpe, copri-capelli, mascherina. Una mascherina che impediva proprio di respirare. Sembrava di dover respirare con una mano premuta su naso e bocca!
Non sapevo ancora che sarei entrata nel reattore 4.
Credevo di visitare solo il reattore 2.
Ma le pratiche di vestizione e di continuo riconoscimento attraverso il passaporto, facevano intendere che la visita sarebbe stata molto più dettagliata.
Sono state ore di adrenalina pura, ansia e frenesia.
Un accompagnatore continuava ad intimare di sbrigarsi e di non fare foto in determinati punti del percorso.
Una volta dentro alla sala comandi ricordo la sensazione di smarrimento, le orecchie chiuse, il buio e quell’agitazione che ti assale quando ti trovi esattamente dove si è fatta la storia…la storia del mondo intero.”

Questa stanza, dal Novembre 2016, è racchiusa dal nuovo sarcofago, il quale permette di evitare la fuoriuscita di radiazioni nell’atmosfera e nei territori limitrofi. (https://www.francescagorzanelli.it/chernobyl/new-safe-confinement/). Questa stanza non è più accessibile ai non addetti ai lavori e mi sento profondamente fortunata ad avere avuto l’opportunità di vederla con i miei occhi e viverla in prima persona.
Sul tragitto verso la sala comandi del reattore 4, dopo i famosi “corridoi d’oro”, si trovava il monumento a Valery Khodemchuk, l’addetto che morì la notte dell’esplosione ed il cui corpo non fu mai più ritrovato. Giace per sempre sotto le macerie di questo immenso disastro. Oggi, proprio in conseguenza a tanti cambiamenti resi necessari dall’installazione del nuovo sarcofago, questo monumento è stato spostato su un percorso più facilmente raggiungibile, proprio per essere commemorato sia dai lavoratori della centrale che dai visitatori.

Mi rendo conto di aver avuto la grande opportunità di vivere un’esperienza irripetibile. Ho impiegato alcuni anni per realizzare consapevolmente quei pochi minuti vissuti letteralmente dentro la Storia e ora ne faccio tesoro, ogni giorno della mia vita.

2019-02-07T17:13:05+00:00

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