La conoscete la storia di Stanislav Petrov? Non è una storia connessa direttamente a Chernobyl, ma le parole chiave che la caratterizzano sono le stesse:
nucleare, Guerra Fredda, eroi silenziosi, URSS, menzogne.
Correva l’anno 1983. Reagan aveva da poco dichiarato che l’Unione Sovietica rappresentava l’Impero del male e Andropov aveva risposto che non aveva dubbi sul fatto che sarebbero stati attaccati a breve dall’America. Tanto che i cittadini sovietici venivano costantemente preparati a un attacco, motivo per cui ogni edificio pubblico era fornito di maschere a anti-gas (https://www.francescagorzanelli.it/chernobyl/maschere-antigas-a-pripyat/). Persino nelle scuole si studiava come difendersi dal nemico. (https://www.francescagorzanelli.it/chernobyl/il-sistema-scolastico-ai-tempi-dellunione-sovietica-visto-attraverso-le-scuole-di-pripyat-e-della-zona-di-esclusione-di-chernobyl/)
Il 26 settembre il tenente colonnello dell’Armata Rossa, Stanislav Petrov, era in turno al bunker Serpuchov 15, nei pressi di Mosca. Aveva il compito di monitorare eventuali attacchi missilistici da parte degli Stati Uniti e doveva occuparsi di interpretare e verificare i dati di ritorno dai satelliti che controllavano “il nemico”. In caso di intercettazione di missili, l’ordine superiore dell’Unione Sovietica era quello di attaccare immediatamente, seguendo la regola della mutua distruzione.
(Non vi ricorda l’antenna Duga radar e i bunker dove i militari dovevano monitorare e verificare milioni di dati?! https://www.francescagorzanelli.it/chernobyl/duga-radar/)
Alle 00.14 il sistema satellitare diede l’allarme: un missile era partito dallo stato del Montana. Nei minuti a seguire scattarono altri quattro allarmi, per un totale di 5 missili. L’ordine era chiaro a tutti: rispondere all’attacco.
Ma Petrov, grande esperto nel suo settore e professionista, non ottuso, persona responsabile e non indottrinata dalla propaganda, considerò troppo esiguo un attacco effettuato attraverso soli 5 missili. Inoltre conosceva bene i “bug” del sistema. Infatti le segnalazioni di questi missili provenivano solo da un satellite e questo lo portò a riflettere. I tempi di risposta dovevano essere strettissimi: mezz’ora al massimo. Così, mentre gli allarmi facevano supporre che i missili stessero raggiungendo l’URSS, Petrov decise di segnalare ai superiori un errore di sistema, anzichè rispondere all’attacco. La sua decisione si rivelò giusta e lui passò alla storia come colui che evitò l’Olocausto Nucleare.
Dopo varie verifiche, infatti, si potè constatare che una particolare congiunzione astrale in quel periodo dell’anno (era l’equinozio d’autunno) aveva creato particolari riflessi del sole sulle nubi, ingannando i satelliti. Questo episodio passò alla storia come “l’incidente dell’equinozio d’autunno”. Questa vicenda fu tenuta nascosta per oltre 10 anni. Lui fu minacciato dal Partito di non far parola con nessuno dell’accaduto, fu redarguito e pensionato prima del tempo, per non aver rispettato i protocolli militari.
Morì nel Maggio del 2017, nel totale anonimato che caratterizzò la sua vita, vivendo gli ultimi vent’anni in precarie condizioni economiche. L’URSS nel frattempo non esiste più e non ha concesso a Stanislav nessuna onorificenza, cosa che invece hanno fatto diversi altri stati nel mondo. 
A lui è dedicato il film “The man who saved the world”, girato nel 2014.
L’Unione Sovietica ci ha lasciato in eredità tantissimi eroi senza riconoscimenti, come è stato per i liquidatori di Chernobyl. (https://www.francescagorzanelli.it/chernobyl/i-liquidatori-di-chernobyl-supereroi-del-secolo-scorso/)
Molto spesso mi trovo a riflettere sul fatto che nulla è cambiato rispetto a quegli anni. Certo, non c’è più la Guerra Fredda, ma le tensioni sono le stesse e i conflitti sono diventati silenziosi. Le vittime non muoiono sotto i missili, ma sotto restrizioni economiche, dazi che soffocano il commercio, persone che muoiono nel tentativo di attraversare “muri” che le dividono dalla libertà e da un futuro, probabilmente, migliore. Reagan e Andropov non ci sono più, sostituiti da Trump e Putin. Cambiano le epoche, ma le tensioni rimangono sempre le stesse.
Nulla abbiamo imparato dai muri e dalle menzogne del passato.
Continuiamo a riempire il mondo di eroi silenziosi.