Ciò che sto per raccontarvi è ciò che per anni ho creduto essere una leggenda metropolitana. Ho indagato tantissimo sulla coppia che si sarebbe sposata il 26 Aprile 1986 e che appare in tutti i video dell’epoca, ma con scarso successo. Ho fatto ricerche anche in loco, attraverso le guide locali, ma ne era uscito che quelle immagini facevano parte di una scena di un film girato a Pripyat, anni prima, e che sarebbero state montate ad hoc per rendere il tutto più emotivamente coinvolgente. Ammetto che a questa versione non ho mai creduto. (E’ certo, però, che gli sposi nel video tanto noto, non sono quelli che realmente si sposarono il 26.) Proprio quando stavo per demordere, il destino mi ha portato a conoscere Valeria Martucci. Vi ho già parlato di lei, in quanto è la fonte di tantissime notizie di vita quotidiana a Pripyat, che ha scoperto e raccolto in anni di sue ricerche personali finalizzate a completare il suo romanzo “Un bengala nella notte”. Questo incontro non è stato certo casuale. Sono certa che nulla accade per caso e un piano a noi sconosciuto ci ha portato a trovarci. Lei è la fonte di tante curiosità, io sono la penna, la divulgatrice e voi siete il pubblico a cui voglio raccontare questi spaccati di vita. Ringrazio pubblicamente lei e ringrazio tutti voi che frequentate assiduamente il mio blog. Ma ora torniamo alla nostra coppia….

Irina e Sergey Lobanov si erano conosciuti a Pripyat, nell’Agosto 1985. Sergey era appena rientrato da una missione con l’esercito e si trovava, con alcuni amici, nella piazza centrale della città. Improvvisamente la vide: era alta, snella, abbronzata e bellissima. Per lui fu un colpo di fulmine, ma non ebbe il coraggio di presentarsi. Qualche tempo dopo si incontrarono presso amici comuni e lui sfacciatamente propose ad Irina di sposarlo. Lei accettò subito. Erano altri tempi, un’altra epoca, in una Unione Sovietica che non esiste più.

Irina aveva 19 anni e aveva studiato pedagogia. Sergey, invece, all’inizio della loro relazione, aveva trovato impiego presso la sala turbine del reattore 4. Avete letto bene! In quella sala è sepolto Valery Khodemchuk che si trovava in turno proprio la notte dell’esplosione. Il suo corpo non fu mai più ritrovato, sepolto da un cumulo pericolosissimo di macerie radioattive. Sergey è salvo perchè  aveva il turno di riposo in previsione del matrimonio che sarebbe stato celebrato il giorno dopo.

Sergey era stato da poco in Bielorussia per comprare un abito a righe polacco, una camicia italiana, un paio di stivali jugoslavi e un papillon. Irina si era cucita l’abito bianco da sola, sostituendo il velo con un cappello, secondo la moda degli anni ’80. La sera del 25 Aprile erano ognuno nel proprio dormitorio. La sposa si era coricata dopo essersi messa lo smalto alle unghie ed era stata svegliata da un boato che lei stabilì essere un tuono e non se ne curò. Lo sposo, la mattina del 26, uscì presto per andare a compare un mazzo di rose, ma non trovò nessun venditore. Lui non sapeva nulla di ciò che era accaduto la notte prima e si stupì che in giro non ci fosse un solo venditore di fiori. Fortunatamente sua madre portò un mazzo di tulipani dal cottage di campagna. Mentre si recava a prendere la sposa, incontrò alcuni amici vigili del fuoco che si affrettavano verso il reattore, ma nessuno seppe dargli informazioni certe rispetto alla situazione. Vide anche diversi soldati in tuta protettiva.

Il matrimonio venne celebrato nella sala degli sposi presso il centro della cultura Energetik e così Irina e Sergey furono la settima coppia ad essersi sposata a Pripyat nei suoi sedici anni di vita. Dopo le celebrazioni civili, gli sposi andarono a deporre i fiori sul monumento del Milite Ignoto, come consuetudine. Nessuna foto di quel momento venne impressa sul rullino, bruciato dalle radiazioni. Ed anche i fiori appassirono subito. Solo molti anni dopo la coppia scoprì che quel luogo era stato direttamente colpito dalla nube radioattiva. La Atom Grad (città dell’atomo) si trova a meno di 3 km dalla centrale nucleare ed è la vera vittima di questo grande disastro. (Qui di seguito vi spiego perchè il disastro nucleare porta il nome di Chernobyl, seppur sia Pripyat la città fantasma: https://www.francescagorzanelli.it/chernobyl/perche-chernobyl-da-il-nome-al-disastro-nucleare-se-la-ghost-town-e-pripyat/)

Alla sera gli sposi si ritirarono con alcuni amici presso l’appartamento di uno di loro. Un amico si era recato a curiosare alla centrale e raccontava che il reattore 4 non esisteva più. Le pareti erano distrutte. La tensione si era ormai instillata in tutti i cittadini e il matrimonio di Irina e Sergey passò alla storia come l’unico matrimonio analcolico mai celebrato in URSS. Nessuno aveva voglia di festeggiare. La loro prima notte di nozze si concluse alle tre del mattino. “Siamo stati svegliati bruscamente dai testimoni di nozze che affermavano che dovevamo subito lasciare la città. Alcuni nostri amici andarono in Kazakhistan da parenti, altri in Uzbekhistan, qualcuno a Mosca. Noi andammo a Poltava da mia nonna”, racconta Irina. “Pripyat era un tappeto di schiuma quella notte. I camion continuavano a sparare acqua saponata sulle strade e sui palazzi. Partimmo di notte, ancora con gli abiti da sposi indosso. Fummo subito portati in ospedale perchè la notizia della situazione di Pripyat si era già diffusa. Le analisi si rivelarono negative, ma i dottori ci trattavano come lebbrosi. Dicevano che eravamo radioattivi. Tutti i nostri abiti, le scarpe e l’abbigliamento intimo, furono buttati in una lavatrice. Tutte le persone vennero rasate a zero. Io mi salvai perchè indossavo il cappello da sposa, che a parere loro mi aveva protetto i capelli. Ero al terzo mese di gravidanza e tutti i dottori insistevano per farmi abortire. Io mi rifiutai! Solo dopo ho scoperto che tante donne di Pripyat avevano abortito per paura che nascessero figli malati. Abbiamo trascorso tutta l’estate a Poltava, poi mio marito ha deciso di inviare un telegramma alla centrale nucleare Lenin dichiarando che era pronto a tornare al lavoro, ma gli risposero che poteva rimanere in congedo matrimoniale ancora per diverso tempo. Fu poi trasferito alla centrale nucleare di Yuzhonoukrainsk. Qui nacque Katya. Era in buona salute, ma la tennero in osservazione con la diagnosi di “esposizione a radiazioni intrauterine”. Continuarono per anni a spaventarmi dicendomi di non fare altri figli perchè sarebbero di certo nati malati, invece a 25 anni diedi alla luce un secondo figlio, in ottima salute.”

Per il loro matrimonio d’argento, Irina e Sergey hanno deciso di tornare a Pripyat. Hanno visitato il centro della cultura dove si sposarono, i dormitori dove alloggiavano ed hanno passeggiato per le vie di questa città morta. Sergey racconta “Ogni 26 Aprile, regalo a mia moglie un mazzo di rose, quelle che non riuscii a comprare la mattina del matrimonio. Ci rendiamo conto che questo matrimonio ha salvato la vita a me e ai nostri parenti. Io avevo tre giorni di congedo matrimoniale dal lavoro e così anche i nostri parenti che lavoravano alla centrale. Per noi il 26 Aprile rappresenta un giorno difficile da affrontare. La gioia per il nostro anniversario si mescola alla tristezza per la perdita di tante vite, di tanti colleghi che si trovavano in turno al blocco 4 quella notte. A tutto questo si aggiunge la tristezza della perdita di una città fantastica come Pripyat, dove volevamo costruire il nostro futuro e crescere i nostri figli. Era un città bellissima, piena di fiori. Si diceva che nel giro di pochi anni sarebbe cresciuta fino ad ospitare 80ooo abitanti.”

All’epoca del disastro Pripyat ospitava circa 50ooo residenti. Ogni anno nascevano circa 1ooo bambini. C’erano 15 asili nido, 5 scuole e oltre 11ooo erano i bambini che queste scuole avevano “cresciuto” in 16 anni. L’età media della popolazione era di 26 anni. La centrale nucleare dava lavoro a oltre 4ooo persone e alla Atom Grad arrivavano specialisti da tutta l’URSS che avevano a disposizione 18 dormitori, per oltre 7621 posti per single. Irina e Sergey vivevano in questi dormitori e non ottennero mai un appartamento tutto loro, perchè mentre coronavano il loro amore unendosi in matrimonio, la loro bella Pripyat moriva uccisa dalle radiazioni. Oggi è la città fantasma più grande del mondo.

Per anni non ho avuto nessuna notizia attendibile in merito a questa coppia. Avevo ormai deciso di mollare, quando, tutto d’un colpo, è arrivata la fonte. Mille e mille parole chiave in italiano e in inglese, non hanno prodotto nessun risultato e ancora oggi non ne producono . Ho impiegato ore a confrontare le fotografie che erano in mio possesso con quelle di Irina e Sergey. Nessuna coppia era riconducibile a loro. Da qui ho scoperto che le immagini del video d’epoca tanto famoso, non sono pertinenti con la realtà. Questa coppia non girò un video del matrimonio il 26 Aprile 1986. Quella che doveva essere una grande festa si trasformò in un rito veloce accompagnato dall’ansia crescente per la situazione della città. Rimane comunque una meravigliosa storia a lieto fine, dal cui amore sono nate due creature sane.

(Nelle foto vedete Irina e Sergey il giorno del loro matrimonio e nel giorno del loro venticinquesimo anniversario, a Pripyat. Nell’ultima foto la Sala degli sposi per come si presenta oggi. L’ho scattata nel Maggio 2018.)