In una intervista, ad una rivista inglese, Igor Pavlovets dichiara: “ho avuto una vita brillante nonostante io sia diverso”.

Un altro di quegli argomenti di cui non esiste alcun articolo in lingua italiana è proprio questo: la vita di Igor! Ne parlai nel 2018 nella mia pagina facebook Diario di un viaggio a Chernobyl (https://www.facebook.com/diariodiunviaggioachernobyl/posts/1857022764317030?__tn__=-R) e oggi ho deciso di pubblicarne la storia anche qui, perchè nonostante “Chernobyl” ultimamente sia divenuto un argomento “cool”, mi rendo conto che nessun giornalista si scomoda per parlare di argomenti seri, che riguardano la vita dopo-Chernobyl. La mia mission, invece, è proprio questa da oltre cinque anni: dare voce a chi ha vissuto in prima persona questo disastro.

Questo è il mio tributo a te, Igor, che so che mi stai leggendo.

Igor è un “bambino di Chernobyl”, così vengono chiamati i bambini provenienti dalle aree contaminate dal fallout nucleare dopo l’esplosione del 1986, siano esse terre bielorusse, ucraine o russe. Questo ragazzo è forse il bambino più “famoso” del dopo disastro. Fu scoperto dal fotografo Igor Kostin (https://www.francescagorzanelli.it/chernobyl/igor-kostin/) in un orfanotrofio bielorusso, all’inizio degli anni ’90. La sua fotografia fece il giro del mondo lasciando tutti senza respiro: ciò che si vedeva in quella immagine era il figlio di un disastro nucleare e nessuno, fino ad allora, si era mai reso conto di ciò che era accaduto a molte donne che, trovandosi in stato interessante proprio durante e dopo l’Aprile 1986, avevano deciso di portare a termine la gravidanza.

Igor è nato il 3 marzo 1987, con gambe molto corte, piedi rovesciati e un braccio solo. Ha trascorso i primi sei anni della sua vita vivendo in un ospedale pediatrico a 240 km dal polo nucleare di Chernobyl. Si presumeva che sua madre, incapace di far fronte alle sue disabilità, lo avesse abbandonato. All’epoca veniva cresciuto e accudito da infermiere anziane e supportato da un giovane medico, ma il suo futuro nell’ex stato sovietico della Bielorussia, dove le autorità erano ansiose di nascondere l’evidenza dell’effetto delle radiazioni sulle persone, era desolante. Il medico che si occupava di lui per anni mentì alle autorità sulla vera età di Igor, questo per evitare che venisse trasferito in un istituto per adulti all’età di sette anni, dal quale non sarebbe mai più uscito. Ma proprio mentre il tempo stava per scadere, Victor Mizzi, il presidente di Chernobyl Children’s Lifeline, visitò l’ospedale. Fu subito colpito dal vivace ragazzino che gli porse un pezzo di pane e lo invitò a condividerlo. Victor si occupava  di accoglienza dei bambini per il periodo di risanamento, nel Regno Unito e subito richiamò i quotidiani ad occuparsi di questa storia. Fu così che il Daily Express pubblicò la fotografia di Igor, ed i lettori si mobilitarono immediatamente con donazioni. Vennero raccolte 15.000 sterline nella prima settimana di pubblicazione! Mizzi trovò quindi il modo di fare arrivare Igor in Inghilterra. Era il 4 gennaio 1994 e questo bambino di nemmeno sette anni toccò i cuori di tutti con il suo appetito per la vita.

E’ qui, nel Regno Unito, che Igor ha avuto la sua seconda possibilità di vita, grazie alla cittadinanza, al presidente di Chernobyl Children’s Lifeline e soprattutto grazie ai genitori affidatari, Barbara e Roy Bennett. Dal 1994 in poi, ha avuto un percorso di vita “normale”. Ha frequentato la scuola e ha potuto seguire le cure più adeguate alla sua situazione. Gli era stata creata anche una protesi per il braccio mancante, ma lui stesso dichiara: “Per quanto riguarda il braccio protesico? Non ha funzionato per me, mi è sembrato strano dover usare una cosa che non faceva parte di me.  Sono grato a tutte le persone che cercano di aiutarmi, ma sono felice di avere un braccio.” Della sua infanzia riferisce: “Non ricordo molto della mia prima infanzia. Sarei potuto crescere in ospedale, invece sono stato fortunato perché sono stato davvero amato e curato. Una volta arrivato in Inghilterra ho subito capito che non me ne sarei mai più voluto andare. Fino ad oggi ho avuto una vita fantastica ed è bello essere diversi. Sono stato vittima di bullismo in un paio di occasioni, ma tuttora che le persone mi conoscono meglio, smettono subito.”

Igor è un uomo che divora la vita, così lo descrive chi lo conosce personalmente. La sua condizione non lo ferma davanti a nulla. Ferma gli altri, purtroppo. Perchè se per lui la sua diversità è normalità, a molti questo fa paura. Così fu per le famiglie delle sue prime due fidanzate, che allontanarono le figlie da Igor nel preciso momento in cui lo videro di persona. E così fu per le autorità bielorusse, a fine anni ’80. Victor Mizzi negli anni si convinse che ulteriori informazioni sul suo passato avrebbero aiutato Igor a crescere più sereno e forte. Così ha trascorso anni cercando di scoprire la verità in merito alla famiglia biologica. Alla fine, quando il ragazzo aveva 12 anni, Victor rintracciò la sua famiglia natale nella loro casa di Minsk, in Bielorussia, a pochi chilometri dall’ospedale pediatrico. La famiglia dichiarò che fu ben lungi da loro l’idea di darlo in adozione, ma sua madre, Elena Pavlovets, era stata costretta dalle autorità a consegnare Igor al momento della nascita. Non sapeva se fosse sopravvissuto, ma non passava un giorno in cui il suo pensiero non volasse a quel bambino sfortunato. All’età di 16 anni, Elena fu in grado di abbracciare suo figlio per la prima volta a casa di Victor, nel Surrey. In quell’occasione Igor ha anche incontrato il fratello minore Alexei e la sorella Anna, con i quali è in contatto su Facebook.  Conoscere la verità è stato rassicurante per Igor, proprio come Victor aveva sperato e oggi dichiara: “Nel mio cuore so di essere stato portato via a mia madre e non abbandonato”

Ma Igor non è uno che si sofferma sul passato. Non si è fermato davanti al rifiuto delle famiglie di due fidanzate e oggi si è creato una famiglia invidiabile! Ha conosciuto Alice su una pista di pattinaggio e per due anni sono stati buoni amici. La ragazza non si è mai preoccupata dell’aspetto fisico dell’uomo, e anzi, ne ha colto subito la gioia di vivere. Non ha mai avuto dubbi su di lui, nemmeno il giorno in cui è rimasta incinta. Lei ha sempre dichiarato che non aveva alcuna remora in merito alle due gravidanze, perchè rifiutare un bambino non completamente formato, sarebbe stato come rifiutare l’uomo che ama. Le ecografie non la intimorivano. Così oggi, Alice e Igor sono genitori di Mia e Leo, bambini perfettamente formati, che dimostrano come la condizione di Igor sia dovuta esclusivamente all’alta dose di radiazioni assorbita dalla madre, e di conseguenza dal feto, e non a problematiche di origine genetica.

Igor, 32 anni, e Alice, 27 anni, vivono nella loro graziosa casetta bifamiliare in una strada tranquilla vicino a Godalming, nel Surrey. Lei lavora come infermiera, lui fino a un anno fa si occupava dei figli e della casa. L’unica cosa di cui si rammaricava era di non riuscire a trovare un lavoro. Motivo per cui aveva scelto di essere il miglior padre possibile. Ha conseguito la patente di guida brillantemente all’età di 17 anni e questo lo ha reso sempre molto autonomo. Nel 2018 ha avviato una sua attività autonoma come imbianchino, si occupa di pittura e decorazioni.

Ad un giornalista che si interroga in merito ai figli, se gli pongono domande rispetto al suo aspetto, lui risponde: “Mia ha chiesto in un paio di occasioni ‘dov’è il tuo braccio?’ Quando sarà più grande le dirò cosa è successo e perché non ho un braccio. Ma soprattutto le dirò che ho avuto una vita brillante. ”

Qui di seguito il link a un video girato quando Igor era bambino e sottoposto a terapie riabilitative. E’ un video forte che non vi lascerà insensibili al percorso di vita di questo ragazzo: https://www.youtube.com/watch?v=I88w3IxO-Mg&fbclid=IwAR22rRZczZVXoBKfaLdb4Rap6w9HbZeRPeAG43TXD86Tzuwg9B4juEiHGUs

Questa non è solo una meravigliosa storia a lieto fine, ma un’importante insegnamento per tutti coloro che si abbattono per molto meno. Igor, suo malgrado, è stato una rivelazione per il mondo. Le sue fotografie di bambino nell’orfanotrofio sono state un pugno allo stomaco che improvvisamente ha abbattuto il muro di menzogne dietro cui l’Unione Sovietica continuava a nascondersi, anche dopo la sua dissoluzione. Igor-bambino è stato uno scossone per tutti coloro che non immaginavano assolutamente che esistesse un “dopo Chernobyl”. Ancora oggi la Bielorussia si rivela lo stato più difficile con cui collaborare quando si parla di “bambini di Chernobyl”. Nonostante sia stato introdotto il “mese di risanamento all’estero” come obbligo per i bambini di età tra i 6 e gli 11 anni, le adozioni rimangano una “chimera” per molte famiglie che si trovano a divincolarsi tra una burocrazia che mira solo a farli demordere. (https://www.francescagorzanelli.it/chernobyl/cosa-possiamo-fare-noi-per-chernobyl/)